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La crisi Ucraina – Il vaso di pandora e’ aperto

Autore: Ljubodrag Simonović
Belgrado, Serbia
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La crisi ucraina – Il vaso di pandora e’ aperto

LA CRISI UCRAINA
IL VASO DI PANDORA E’ APERTO

           “La verità è totalità”. E’ il concetto di Hegel sul quale si basa la sua dialettica. Questo atteggiamento offre la possibilità di comprendere la natura della crisi in Ucraina in modo giusto.

        In sostanza, la crisi in Ucraina è uno degli aspetti con cui si presenta la crisi esistenziale del mondo contemporaneo basato sul Nuovo ordine mondiale americano. La natura di questo ordinamento condiziona il rapporto dell’Occidente nei confronti della Russia e, in tale contesto, il rapporto dell’Occidente nei confronti dell’Ucraina e dei cittadini ucraini. I

            E’ stata l’America a provocare la crisi nell’Ucraina per poter poi imporre un modo di “risolverla” che le darà la possibilità di realizzare i suoi interessi strategici nei confronti della Russia e dell’Europa. Il vero scopo della “soluzione” della crisi nell’Ucraina da parte dell’America è di provocare una crisi sul continente europeo per indebolire sia la Russia che gli stati guida d’Europa, da cui la posizione americana verrebbe rinforzata militarmente ed economicamente. Creare un corridoio militare intorno alla Russia ed isolarla dall’Europa e, contemporaneamente, integrare l’Europa nel sistema economico americano sono due punti strategici che direttamente condizionano il modo in cui l’America cerca di “risolvere” la crisi nell’Ucraina. Mentre la Russia si adopera per una Ucraina come ponte di cooperazione tra l’Europa e la stessa Russia, l’America si sforza di fare dell’Ucraina un muro insormontabile tra la Russia e l’Europa.

           Quanto ai rapporti economici, non è in questione in quale proporzione è lo scambio economico tra la Russia e l’Europa oggi, ma si tratta di eccezionali possibilità per lo sviluppo della collaborazione tra la Russia e l’Europa. L’America è sulla strada di un collasso economico. L’integrazione dell’Europa nel meccanismo economico degli USA avrebbe rigenerato le potenzialità economiche americane e, al tempo stesso, avrebbe minacciato l’espansione economica russa che si basa, in buona parte, sulla cooperazione economica e scientifica con l’Europa.

         Analizzando i passi americani nella politica estera mondiale negli ultimi venti anni, si può concludere che l’America con i suoi “interventi umanitari” non tende a dominare altri paesi e popoli, ma ad annientarli. La prassi distruttiva americana è condizionata dal fatto che l’America non è più in grado di governare il mondo. Essa non è più la potenza più grande del mondo e tra poco non sarà nemmeno la più grande potenza militare. La Russia, la Cina, l’India, il Brasile, la Bielorussia, l’Iran, l’America del Sud, il Venezuela, Cuba… questi sono i paesi che si oppongono all’imperialismo americano con sempre maggior efficacia. L’America si comporta oggi allo stesso modo come fece la Germania nazista dopo la sconfitta presso Stalingrado e Kursk quando Hitler capì che la sua soldatesca non poteva vincere l’Armata Rossa e distruggere l’URSS. I tedeschi hanno applicato il sistema della “terra bruciata”. Capeggiati dal generale più devoto a Hitler, Walter Model, i tedeschi hanno distrutto in URSS 70.000 villaggi, 1.720 città, 2.766 chiese e monasteri, 4.000 biblioteche e 427 musei, 32.000 fabbriche e hanno ucciso 27 milioni di persone. Quello che i nazisti e la soldatesca della Germania hanno commesso in URSS, l’ha fatto in modo uguale la Nato con i suoi mercenari nella Serbia, nella Bosnia, nell’Irak, nell’Afghanistan, nella Libia, nella Siria…

        Ciò che costringe l’America ad annientare tutto intorno a sè è la crisi esistenziale sempre più grande che minaccia la realtà degli USA. Il fatto che l’America abbia perso la posizione di leader nel mondo si riflette inevitabilmente sulla stabilità e prospettiva del capitale americano. Allo stesso modo come il regime di Hitler potè avere l’appoggio dei tedeschi mediante la conquista dello “spazio vitale” (Lebensraum), così il regime americano può avere l’appoggio degli americani soltanto finchè assicura loro lo standard consumistico mediante la depredazione di tutto il mondo. Il Nuovo ordine mondiale americano è un’enorme piovra i cui tentàcoli assorbono la forza vitale dell’umanità e della natura. Quando essi saranno tagliati, l’America affronterà una crisi economica e sociale generale tale da portare al suo crollo. I governanti americani ne sono ben coscienti. Contemporaneamente all’indebolimento della posizione americana nel mondo, il regime americano, sotto la parvenza della “lotta contro il terrorismo”, abolisce i diritti civili fondamentali in America e crea uno stato poliziesco. Negli USA ci sono più di 3200 servizi segreti con oltre 850.000 agenti. E’ stato creato un esercito particolare di centinaia di migliaia di unità speciali che hanno armamenti più sofisticati e sono pronti a sterminare milioni di cittadini americani. Campi di concentramento FEMA (Federal Emergency Management Agency) spuntano dappertutto negli USA.

           La vera natura della “democrazia” occidentale si vede a partire da quali gruppi politici l’Occidente usa per realizzare i propri interessi. Nell’Ucraina questi sono i banderisti * (*banderisti – seguaci di ideologia di Stepan Bandera, capo ucraino e collaboratore di Hitler (NdT)) che non solo non nascondono la loro ideologia fascista, ma ne vano fieri. Con la strumentalizzazione di tali gruppi, l’Occidente fa vedere quale forma di „democrazia“ vuole instaurare nell’Ucraina. I crimini mostruosi dei nazisti del „Maidan“ ad Odessa ed in altre parti dell’Ucraina e l’appoggio di cui godono da parte dell’Occidente indicano che non vi è una differenza sostanziale tra l’avanzata verso est (Drang nach Osten) di Hitler e quella contemporanea. L’annientamento degli slavi, vale a dire innanzitutto del popolo russo, e la conquista del loro spazio vitale rappresentano lo scopo primario non celato dell’Occidente. Di qui, la lealtà verso l’America viene dimostrata sotto l’aspetto di un atteggiamento nemico nei confronti della Russia. I popoli che rifiutano di andare contro la Russia ottengono lo status di traditori e sono da annientare. La Serbia sotto la guida del presidente Slobodan Milošević ha rifiutato di diventare nemica della Russia e per questo motivo è stata distrutta con le sanzioni e i bombardamenti senza pietà; il presidente Milošević è stato rapito per mano di traditori serbi (mercenari americani) – e più tardi ucciso nella prigione dell’Aia.

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4. јуна 2014. at 07:35

Ljubodrag Simonović: La natura della critica del capitalismo di Marx

Ljubodrag Simonović
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Ljubodrag Simonović: La natura della critica del capitalismo di Marx

          La critica del capitalismo di Marx è una delle forme concrete storiche della critica del capitalismo. Essa è una condizione necessaria, ma non sufficiente per lo sviluppo della critica contemporanea del capitalismo. La crisi ecologica e sociale sempre più drammatica, creata dal capitalismo, impone la necessità di un nuovo pensiero rivoluzionario basato non soltanto sull’umanesimo essenziale, ma innanzitutto su quello esistenziale. Si tratta, infatti, della creazione di una  coscienza contemporanea della classe del proletariato, dove si mettono in questione anche quelle idee di Marx sulle quali si fonda la sua concezione della rivoluzione socialista e del futuro, che sono considerate l’inviolabile punto di partenza  della critica del capitalismo della sinistra.

             Il pensiero di Marx “ricopre” la totalità della vita dell’uomo quale essere sociale e storico ed offre la possibilità di cercare risposte a numerose domande cruciali poste dall’essere umano contemporaneo. Esso non contiene il punto più importante: l’analisi dello sviluppo del capitalismo come ordinamento distruttivo e, in questo contesto, la considerazione di un futuro possibile dell’umanità. La questione non è “se Marx sapeva” oppure “se poteva sapere” che il capitalismo è un ordinamento distruttivo (poiché a suo tempo la distruzione capitalistica della natura e dell’essere umano non aveva proporzioni drammatiche come lo è oggigiorno), ma che la sua critica del capitalismo trascura la sua essenza – il che mette in dubbio la sua esattezza, la dottrina politica basata su di essa e l’idea del futuro che ne consegue. Il pensiero di Marx ha portato la critica del capitalismo dalla sfera esistenziale (Fourier) in quella essenziale ed in questo modo ha contribuito alla mutilazione della (auto)coscienza di classe di lavoratori  come anche alla mutilazione della critica del capitalismo e, quindi, alla mutilazione della lotta politica contro il capitalismo. Nella sua critica Marx ha trascurato il punto più importante: la lotta contro il capitalismo non è soltanto la lotta per la libertà dell’essere umano ma è, allo stesso tempo, la lotta per l’esistenza dell’umanità.

              Riguardo all’affermazione che il pensiero di Marx indica la natura distruttiva del capitalismo, sorge la questione:  perché Marx nel suo scritto più importante Il manifesto del partito comunista, come pure in altri testi nei quali invita lavoratori alla lotta contro il capitalismo, non indica la natura distruttiva del capitalismo e non invita lavoratori alla lotta per prevenire la distruzione della vita sulla Terra? Se Marx fosse arrivato alla conclusione che il capitalismo è un ordinamento distruttivo della vita, non dovrebbe essere logico che l’invito alla lotta per preservare la vita sarebbe stato, se non il contenuto più importante (che per sua natura dovrebbe esserlo), ma certamente uno dei più importanti del suo programma rivoluzionario? In tal caso, l’essere storico (sociale) della classe operaia non sarebbe stato  altrettanto condizionato dalla natura ecocida del capitalismo e non avrebbe la trasformazione di operai dalla classe in se nella classe per se implicato lo sviluppo di una coscienza emancipata ecologica? Non avrebbe, dunque, l’operaio quale essere di classe ed umano avuto il “compito” non solo di fare i conti con la società di classe e liberare l’umanità dall’oppressione, ma altrettanto di prevenire la sua distruzione?

            La vera natura della critica del capitalismo di Marx può essere vista dagli scritti dei suoi seguaci, rimasti fedelissimi al suo pensiero. La distruzione capitalistica della vita e dell’uomo quale essere biologico ed umano non è stato, fino ai giorni nostri, il soggetto di un’analisi seria di teoretici marxisti. Nemmeno i teoretici marxisti più radicali del capitalismo hanno dato un’importanza particolare alla verità che il capitalismo nella sua essenza è un ordinamento distruttivo. Se Marx a suo tempo non ha messo in rilievo le tendenze distruttive dello sviluppo del capitalismo, perché non lo hanno fatto i suoi seguaci quando è diventato evidente che il capitalismo distrugge la natura e l’essere umano? La risposta è semplice: loro non sviluppavano la critica del capitalismo partendo dalle tendenze del suo sviluppo, ma piuttosto si occupavano dell’interpretazione della critica di Marx insistendo ostinatamente sulle nozioni già superate dal capitalismo. Gli scritti di Marx sono diventati una Bibbia peculiare dalla quale si estraggono “verità” nella forma di “giuste” citazioni la cui veridicità viene provata mediante una ciarlataneria verbale tautologica. Essi non contengono la più importante verità: il capitalismo distrugge la natura come un tutto vivificante e l’ uomo quale essere biologico ed umano e, quindi, distrugge la possibilità stessa del futuro, che vuol dire non solo la possibilità della trasformazione del mondo in un mondo umano, bensì la possibilità della sua esistenza. Il lato peggiore è che “difendere” Marx diventa una lotta contro il tentativo di voler indicare la vera natura del capitalismo e tutta la drammaticità della crisi esistenziale creata dal “progresso” capitalistico e, dunque, la lotta col pensiero critico e conflitto politico  basata sulla verità che  il capitalismo è un ordinamento totalitario distruttivo.

               Considerando che per  Marx l’unica vera scienza è la storia e che l’idea della storicità della società umana è la pietra fondamentale della sua idea rivoluzionaria, diventa più ovvio perché il capitalismo non può essere un ordinamento distruttivo. Secondo Marx, il capitalismo è un ordinamento storico. Ciò fa la sua essenza concreta ed è la base della sua persistenza. Il capitalismo è un ordinamento storico in due modi: come risultato e come condizione dello sviluppo storico di società. In ambo i casi esso è una inevitabilità storica. In altre parole, il capitalismo secondo la sua essenza storica non può essere un ordinamento con il quale finisce la storia, soprattutto non un ordinamento che annulla la storia. La storia ha le sue salite e discese, ma nessuna forza è in grado di fermare per sempre la ruota dello sviluppo storico. La teoria della storia di Marx ha una forma metaforica e un carattere antropologico. Parlando della  storia, Marx parla in realtà di essere umano e della sua indistruttibile necessità di libertà  e della sua capacità di creare, mediante lo sviluppo delle sue creatività universali e con la lotta contro l’ingiustizia, un mondo umano. Periodi storici nello sviluppo d’umanità sono dei scalini per i quali  l’essere umano sale e dai quali cade per raggiungere, nonostante tutti gli ostacoli e le cadute, quelle elevatezze che aprono l’orizzonte ad una libertà incondizionata. La libertà è lo “spirito” che dà il senso alla vita umana e come tale è il tessuto connettivo della storia. La concezione di Marx di storicità della società è basata su un ottimismo libertario: il comunismo è una necessità perché la libertà dell’ essere umano è una necessità. L’ottimismo libertario presuppone l’ottimismo esistenziale basato sullo sviluppo di forze produttive mediante le quali l’essere umano si rende  indipendente dagli elementi naturali e sviluppa le proprie forze creative. Poiché la libertà è il punto essenziale della concezione di Marx della storicità della società e la condizione inviolabile del futuro, la concezione della storia di Marx si basa, naturalmente, su apriorismo esistenziale.

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28. јануара 2014. at 16:54

Ljubodrag Simonović: OMOSESSUALITA’

Ljubodrag Duci Simonović
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OMOSESSUALITA’

           Nel capitalismo contemporaneo si sviluppano movimenti con sempre più componenti omosessuali, i quali secondo l’ “umanesimo-naturalismo” di Marx apparterebbero ad una socialità degenerata e, di conseguenza, ad una naturalità degenerata. Non si tratta di una natura biologicamente “malata” dell’essere umano (l’uomo è un essere eterosessuale con una predisposizione organica alla omosessualità), ma dei rapporti sociali dominanti e delle corrispondenti sollecitazioni valoriali. Non è questione di un ”essere umano malato”, ma di una società malata. Quindi, non dobbiamo curare esseri umani, ma è necessario creare una “società sana” (Fromm) nella quale si sviluppino persone sane. L’omosessualità è un fenomeno sociale concreto (storico) condizionato dalla natura dell’ordinamento dominante. Questa è una delle forme in cui si manifesta un determinato sistema valoriale che regola i rapporti tra i sessi e come tale è un aspetto concreto del funzionamento sociale. L’antico Eros omosessuale ha avuto una natura sostanzialmente diversa dalla omosessualità capitalisticamente condizionata. La comunità omosessuale di oggi è una delle forme in cui si manifesta una socialità degenerata capitalisticamente. Lo sviluppo di rapporti omosessuali corrisponde allo sfacelo della famiglia in quanto comunità naturale evoluta, e della trasformazione del matrimonio in legame economico. Le comunità omosessuali ottengono una legittimità “sociale” non in relazione alla famiglia in quanto comunità naturale evoluta, bensì in relazione alla disperazione solitaria creata dal capitalismo. La comunità omosessuale è la forma estrema della famiglia capitalisticamente degenerata e lo sviluppo della pederastìa contribuisce alla soppressione della possibilità di creare la famiglia come comunità naturale evoluta. Allo stesso tempo, distruggendo l’uomo come un essere naturale ed umano il capitalismo distrugge la socialità autentica sterilizzando l’Eros ed, in questo modo, distrugge la capacità di riproduzione biologica della società. La “riproduzione sociale” è diventata un segmento della distruttiva riproduzione capitalistica la quale, come in tutti gli aspetti della vita, si basa sul principio: “I soldi non puzzano”. L’inseminazione artificiale, la vendita del materiale seminale, l’utero in affitto, la vendita di bambini – tutte queste sono forme legali e legittime di riproduzione capitalistica. Il capitalismo assorbe nella sua orbita esistenziale e valoriale le sempre più perniciose conseguenze che esso stesso produce attribuendo ad esse uno status istituzionale e trasformandole in strumenti del suo proprio sviluppo.

          Avendo presente che il capitalismo distrugge l’uomo quale essere naturale ed umano, lo scopo del matrimonio è l’esistenza dell’umanità in quanto comunità evoluta e naturale. Il matrimonio è una comunità istituzionalizzata tra donna e uomo, che offre l’opportunità per una riproduzione biologica stabile della società e per educare figli. Quando il matrimonio è privo della dimensione vivificatrice, esso perde il senso primario di esistere. Allo stesso tempo, il matrimonio senza la dimensione vivificatrice diventa un involucro dove è possibile inserire i più diversi contenuti. Se si parte dal principio omosessuale come base per stabilire la comunità matrimoniale, perchè non dovrebbe essere permesso il matrimonio tra fratelli, tra sorelle, tra madre e figlia, padre e figlio, nonna e sua nipote, nonno e suo nipote…? L’importanza dei legami familiari sta innanzitutto nella prospettiva della esistenza biologica, vale a dire che si basa sul fatto che l’incesto comporta la degenerazione fisica e mentale della discendenza. Nei rapporti omosessuali, che non hanno carattere prolifico, questo problema non esiste. Nel divenire dell’omosessualità un principio-base del matrimonio, vengono cancellati tutti i limiti e con ciò ogni intendimento tradizionale dei legami familiari basati sul rapporto eterosessuale. Inoltre, viene abolita la dimensione storica dell’essere umano e, in questo contesto, la visione umanistica ed esistenziale del futuro dell’umanità. Non soltanto quale aspetto avrà, ma come sarà possibile l’esistenza della società umana se essa verrà trasformata in gay e lesbiche? A questa domanda il capitalismo può dare solo una risposta di natura tecnica: inseminazione artificiale, che vuol dire la produzione tecnica di bambini. Nel mondo contemporaneo l’omosessualità è diventata un principio anti-esistenziale. Essa è uno dei modi per distruggere le capacità riproduttive dell’umanità e per creare una società sterile. L’omosessualità appare oggi come fenomeno di quella parte del mondo che va biologicamente decadendo e che distrugge l’essere umano come essere naturale, sociale e storico.

           La vera natura dei “diritti degli omosessuali” si può vedere in relazione ai diritti dei bambini. Quale è quella “umanità” che contesta necessità e diritti fondamentali dei bambini? Al posto di preservare la famiglia ed, in questo contesto, di lottare per i diritti dei bambini ad avere ambo i genitori ed il loro amore e la loro cura, si insiste sui “diritti degli omosessuali ad adottare bambini”. Per di più, la comunità di bambini e “genitori” monosessuali sta diventando un modello per la “famiglia del futuro”. In questo modo viene distrutta la dialettica del rapporto erotico tra uomo e donna che è la base dello sviluppo sano della sessualità (personalità) infantile. In fondo, perchè i bambini devono avere genitori? Perchè non vengono istituite delle industrie per la produzione e l’educazione di bambini – come proponeva Platone e come fecero i nazisti? L’adozione non è solo un modo di “risolvere il problema” dei bambini orfani, ma è diventato il principio fondamentale per i matrimoni omosessuali. La soluzione dell’adozione si fonda sulle conseguenze create dal capitalismo come ordinamento inumano par excellance, o più precisamente, sulla privazione delle possibilità per i bambini di soddisfare i loro elementari bisogni umani. L’adozione implica la privazione ai bambini dei loro genitori naturali, cioè privarli del diritto di avere un padre e una madre. Al posto di “padre” e “madre” in Occidente nei documenti personali sempre più spesso c’è scritto “primo e secondo genitore”. Gli uni “producono” ed abbandonano i bambini, gli altri li adottano. L’adozione dei bambini è diventata un’operazione commerciale-monetaria e tecnica. Bambini vengono venduti e comprati come fossero degli oggetti. Per loro c’è il “periodo di garanzia” – come per qualsiasi altra merce. Insieme alla negazione dei diritti dei bambini ad avere propri genitori viene negata la pedagogia umanistica, che vuol dire il sistema pedagogico basato sugli sforzi di valorizzare l’essere naturale nell’uomo mediante la famiglia in quanto comunità naturale evoluta. Allo stesso tempo, deprivare i bambini dell’amore e della considerazione dei genitori è la causa delle più gravi malattie mentali e delle peggiori forme di patologia sociale.

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15. новембра 2013. at 20:58

Ljubodrag Simonović: NICHILISMO CAPITALISTICO

Ljubodrag Simonović
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NICHILISMO CAPITALISTICO

           Il capitalismo è un ordinamento nichilistico non solo perchè esclude ogni giudizio valoriale, ma anche perchè distrugge le potenzialità vivificatrici della natura e dell’essere umano. Il nichilismo capitalistico non ha soltanto un carattere anti-umano, ma anche anti-esistenziale. La natura “conosce” la morte, che è la condizione del rinascere, ma non “conosce” la distruzione della vita. Nella natura e nella storia la morte apre alla possibilità di nuova vita: essa è per sua natura vivificatrice. Il capitalismo distrugge il ciclo stesso della morte e della rinascita, cioè le potenzialità vivificatrici della morte, e produce una nullità distruttiva.

             Il capitalismo non solo crea uno Stato totalitario, bensì anche una società totalitaria. Infatti, la vita stessa è diventata una forza totalizzante che forma il carattere degli esseri umani e la loro coscienza, i rapporti tra di loro, il rapporto verso la natura… L’essere umano diventa distruttore non solo mediante il suo lavoro e il suo consumismo ma pure nella sfera vitale capitalistica, cioè vivendo la vita alla maniera capitalistica, per 24 ore al giorno e senza risparmiare nessuno. Il capitalismo costringe gli esseri umani a vivere la vita in modo distruttivo e in questo modo essi diventano complici nella distruzione del mondo. Una vita sempre più senza riguardo, che si basa sul sempre più veloce svolgimento del processo della riproduzione capitalistica, permette agli esseri umani di esistere solo se si comportano conformemente ai processi dominanti. Questa è la causa di una delle più dannose forme di patologia sociale: gli esseri umani cercano di privarsi delle elementari caratteristiche umane per poter sopravvivere nella società capitalistica totalitaria. Nel capitalismo l’essere umano non “migliora” mediante lo sviluppo delle proprie potenzialità umane specifiche, cioè come essere storico, ma mediante il modello dominante del vivere che lo priva della naturalezza e dell’umanità. L’origine della tragicità piccolo-borghese sta nel fatto che il piccolo borghese valuta se stesso mediante il vigente modello dominante il quale lo svaluta come essere umano. L’intangibile dominio del principio “I soldi non puzzano” porta al fatto che l’essere umano si espone all’umiliazione peggiore e che commette i peggiori delitti per ottenere soldi e affermazione sociale. Non è più la fuga dalla libertà (Fromm), bensì la fuga dalla responsabilità della distruzione della vita ciò che domina nelle società capitalistiche più sviluppate. Questa è la base del conformismo contemporaneo. Esso non è soltanto di natura anti-libertaria, ma prima di tutto anti-esistenziale. Il piccolo borghese si leva di dosso ogni responsabilità per la distruzione della vita e la riporta a un “Dio”, al Sole, alle stelle, alle profezie bibliche o d’altro tipo, a “forze terrestri misteriose” che si manifestano nella forma di “logge massoniche” e di altri gruppi che agiscono “dall’ombra”. La crisi sempre più drammatica dell’esistenza, invece di spingerlo alla lotta contro il capitalismo, lo induce a fuggire in mondi illusori offertigli dall’industria del divertimento, dalla chiesa, dalle sette, dalla droga, dall’ alcool… Nel contempo, la forma più importante di fuga dalla responsabilità della distruzione del mondo è il consumismo. Lo sviluppo della mentalità da “ubriacatura per l’acquisto”, cioè il totale affogamento dell’essere umano nel pantano capitalistico, è la più rovinosa forma di fuga dalla realtà. Anche qui viene confermato il principio che il capitalismo fonda il profitto sulla distruzione del mondo e dell’essere umano, e che questo ha carattere universale.

             Il totalitarismo capitalistico è la forma più malvagia di totalitarismo che la storia conosca. Esso si basa sulla commercializzazione totale della natura e della società. Ogni angolo del Pianeta ed ogni segmento della vita sociale ed individuale sono diventati parte integrante del meccanismo della distruttiva riproduzione capitalistica. Altre forme storicamente date di totalitarismo appaiono relazionarsi o a un’idea di passato, o a una qualche idea trascendentale, oppure a una idea di futuro – e ciò apre la possibilità a una loro critica. Il totalitarismo capitalistico contemporaneo si fonda sul nichilismo distruttivo: esso annichilisce sia l’idea della trascendenza che l’idea di un futuro (o passato) e con ciò ogni possibilità di stabilire una distanza critica dal mondo esistente. All’inizio del suo sviluppo, il capitalismo creava una coscienza visionaria che apriva non soltanto lo spazio per il suo sviluppo, ma anche quello per il suo superamento (More, Campanella, Hobbes, Bacone, Owen, Fourier). Nel diventare un ordinamento totalitario distruttivo, il capitalismo annulla ogni coscienza visionaria e crea una coscienza positivistica totalitaria alla quale conviene l’idea della “fine della storia” e dell’”ultimo uomo” (Fukuyama). “Democrazia” è un altro termine per la fine della storia.

              Il capitalismo abolisce la storia trasformando il tempo storico in eventi meccanici, cioè nel nulla positivo. Con il capitalismo comincia il tempo non-storico che è di carattere distruttivo e che rappresenta la distruzione della vita sulla Terra. Il misurare del tempo capitalistico non ha soltanto un carattere anti-storico, ma anche anti-esistenziale. Il “nulla” non è solo una vita insensata (irriflessiva), ma è la estinzione della vita. Il capitalismo è una forza totalizzante distruttiva che produce una nullità totale e cioè una tragicità di carattere fatale e senza speranza. Ciò che nella dimensione vitale ed umana appare come fenomeno reale, nell’orizzonte esistenziale e valoriale capitalistico diventa nulla. Il capitalismo annienta ciò che è umano affinché inumano ed anti-umano ottengano una dimensione spettacolare. In questo processo, non le cose e i fenomeni, ma il processo stesso dell’annientamento assume carattere feticistico. Attenendosi al mito del carattere “rivoluzionario” del capitalismo, Marx non ha capito che il capitalismo non si proietta nel futuro in primo luogo mediante lo sviluppo delle forze produttive e delle potenzialità emancipatrici della società borghese, bensì mediante la distruzione della natura e dell’essere umano, come anche mediante la distruzione dell’eredità emancipatrice della società borghese. Il “progresso” capitalistico elimina ogni possibilità di futuro: essa appare come u-topos [non-luogo, utopia] degenerata in senso capitalistico. Il capitalismo si stabilizzerà finalmente nel momento in cui avrà annientato la vita sul Pianeta e sarà arrivato al livello “zero” della natura inanimata.

          Il cataclisma cristiano [l’Apocalisse] significa la fine della vita materiale e l’inizio di quella “vera”. Questo non è possibile in un essere umano privato dell’anima, vale a dire, se in lui è stata distrutta la fede in un mondo “reale”. Il capitalismo rapisce all’essere umano l’anima che è il simbolo della forza vitale dell’essere umano come essere spirituale e rappresenta la possibilità elementare di una sua deificazione. Il cataclisma capitalistico annienta la possibilità del cataclisma cristiano: non c’è peccato né redenzione, non c’è il pentimento né il perdono… Il capitalismo ha trasformato il mondo nel suo spazio pubblicitario, e l’essere umano nel fanatico edonista-distruttivo che non ha bisogno di incitamenti validi che siano al di sopra del mondo esistente. I rapporti umani hanno perso la dimensione spirituale ed etica. Il denaro come un nulla spettacolare è diventato il mezzo per annientare i valori spirituali, ed il principio “I soldi non puzzano” è diventato il principio “religioso” supremo. L’apocalisse contemporanea non si basa sulla coscienza religiosa e non ha un carattere illusorio, ma è una realtà sempre più visibile che si fonda sullo sviluppo del capitalismo come ordinamento totalitario distruttivo.

          La distruzione radicale del tessuto sociale, e in questo modo la distruzione dell’essere umano come essere sociale, rappresenta un’altra “qualità” del capitalismo. Il capitalismo degenera l’essere umano in quanto essere naturale (erotico) e sociale poiché fa degenerare i rapporti tra gli esseri umani. Esso annienta il bisogno dell’uomo per l’uomo e crea un uomo patologico, in primo luogo perchè dall’infanzia gli annulla il bisogno degli altri esseri umani e in questo modo la possibilità di sviluppare il sentimento umano. Il capitalismo produce un essere umano solitario, perso nella nullità capitalistica, incline alla fuga dal mondo reale verso quello illusorio. Gli esseri umani diventano le monadi di Leibniz tecnicizzate. Ancora peggio, indurre nell’uomo la paura verso l’uomo rappresenta la base della “socialità” capitalistica. Trasformare l’uomo in nemico dell’uomo rappresenta uno dei peggiori delitti del capitalismo. Con la distruzione dell’essere umano come essere sociale mediante la “fabbricazione” di individui atomizzati, in guerra permanente, il capitalismo acuisce il dissidio tra la certezza dell’esistenza immediata dell’essere umano come individuo e la certezza dell’esistenza dell’umanità. Infatti, la certezza dell’esistenza immediata dell’essere umano come individuo in virtù del meccanismo di riproduzione capitalistico, che lo trasforma in un egoista distruttivo, mette sempre più drammaticamente in questione la capacità dell’umanità di assicurarsi l’esistenza. E questo a maggior ragione in quanto l’atomizzazione degli esseri umani è la peggior forma della loro de-politicizzazione.

            Il capitalismo produce forme di “socialità” che degenerano l’essere umano in quanto essere sociale. La “socialità” si riduce alla lotta tra gli esseri umani, alla bugia, all’inganno, al delitto… Nel mondo contemporaneo niente distrugge con più efficacia il bisogno dell’uomo per l’uomo che il contatto dell’uomo con l’uomo. Cessano i rapporti autentici tra gli uomini, nei quali l’essere umano può realizzarsi come un essere libero, erotico, emotivo, spirituale e creativo, e i rapporti tra gli uomini assumono un carattere tecnico e distruttivo così come l’essere umano stesso diventa un essere meccanico e distruttivo. Il capitalismo crea un surrogato della socialità nella forma dei “consumatori”, degli “spettatori”, dei “fans”, “del popolo di facebook”… Lo sport è uno dei mezzi più importanti della degenerazione e della distruzione della socialità umana. Gli sportivi sono ridotti a classe quasi-militare adibita al divertimento e al circo, come equilibristi da salti mortali, e il pubblico è ridotto alla “massa dei tifosi”. Gli spettacoli musicali, le feste della birra ed altre sbevazzate, le discoteche, i supermercati ed i centri commerciali, le zone pedonali nei quartieri commerciali delle città eccetera – sono tutte forme di produzione capitalistica di “socialità” privata di ogni naturalezza e sentimento umano. Essa si riduce a quelle ”masse consumistiche” il cui atteggiamento condiziona il processo della riproduzione capitalistica distruttiva, vale a dire una vita del tutto commercializzata. Il capitalismo trasforma l’essere umano da essere sociale in essere consumistico, e la società da comunità di persone emancipate diviene moltitudine di consumatori. Il mega-store è diventato lo spazio sociale più importante, e i “saldi” di fine stagione con la relativa pazza corsa consumistica  sono le forme più autentiche mediante le quali si manifesta la socialità capitalistica.

          Per quanto riguarda l’internet, le possibilità sempre più grandi della “comunicazione” tecnica sono diventate sostitutive delle sempre più esigue occasioni di rapporti umani autentici. Invece di instaurare rapporti immediati tra gli esseri umani, si instaurano “rapporti” mediante un’immagine “abbellita” che corrisponde al modello del “volto di successo” secondo i criteri dei valori dominanti, cioè mediante l’auto-degradazione e l’auto-menomazione dell’essere umano. L’anonimato, la possibilità della immediata interruzione del contatto, la possibilità della “trasformazione” e del “ritocco” – tutto questo si frappone alla “comunicazione”. Sullo schermo del computer non appare la vera immagine dell’essere umano, ma la sua maschera. Per il tramite di internet non si instaurano rapporti tra gli esseri umani, bensì comunicazioni tecniche con le quali gli esseri umani vengono “liberati” dalla esistenza sensibile, erotica, emotiva, ovvero dalla esistenza sociale e dalla mediazione sociale. Sullo schermo appaiono immagini che non si possono percepire con i sensi, toccare, guardare negli occhi… immagini senza odore, senza voce, senza calore… Si ha l’impressione di essere “liberati” da quel mondo in cui l’essere umano non può realizzare la sua umanità e questo in modo da ridurre l’essere umano ad una apparizione tecnica mascherata. Il populismo di internet è la forma meno umana di populismo. Apparentemente, chiunque può mostrarsi in “pubblico” – ma è un “pubblico” virtuale, di esseri umani anonimi che si nascondono dietro lo schermo del computer. Inoltre, la maggior parte dei testi pubblicati in internet sono al di sotto di ogni livello culturale e vengono imposti agli altri mediante una sempre più aggressiva “presentazione tecnica” che corrisponde al meccanismo delle campagne pubblicitarie della “società consumistica”. La cosa peggiore è che i giovani accettano di essere precipitati nel mondo virtuale. Questa è la “risposta” conformistica dell’uomo solitario affondato nel fango della disperazione capitalistica. Accettare il mondo virtuale significa, infatti, accettare il mondo esistente dove non c’è posto per la giovinezza, per l’amore, per il futuro… Si tratta, in definitiva, di togliere ogni possibilità agli esseri umani di unirsi e di operare in quanto esseri politici tesi a sradicare ciò che è male.  L’annientamento dell’essere umano come essere sociale mediante la tecnica ed il modo di vita “consumistico” rappresentano la maniera più efficace per la sua de-politicizzazione. Senza alcun legame immediato e  organizzazione degli oppressi basata su di una qualche visione di un mondo futuro per il quale si debba lottare, uscire sulle strade si riduce allo scaricare la frustrazione, il che non contribuisce all’abbatimento del mondo inumano, bensì produce nuove forme di oppressione e sfruttamento.

Translated from Serbian by Mirjana Jovanović
Italian translation supervisor Andrea Martocchia

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14. новембра 2013. at 20:34

Ljubodrag Simonović: LA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE

Ljubodrag Simonović
E-mail: comrade@orion.rs
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LA RIVOLUZIONE  D’OTTOBRE

             Se si parte dalla concezione che ha Marx della storia, la Rivoluzione d’Ottobre ha una sua legittimità storica? Secondo Marx, non tutte le crisi esistenziali del capitalismo possono essere presupposto storico per una rivoluzione socialista, ma soltanto quelle crisi in cui i rapporti produttivi (di proprietà) sono diventati un freno allo sviluppo delle forze produttive e qualora le contraddizioni del capitalismo siano arrivate al limite. Le condizioni sociali sono necessarie, ma non sufficienti come condizione per una rivoluzione. Soltanto quando si sono create adeguate condizioni storiche, la rivoluzione socialista è possibile. Secondo Marx, un’eventuale rivoluzione socialista nella Russia zarista avrebbe avuto legittimità storica se fosse stata la scintilla in grado di accendere i fuochi delle rivoluzioni socialiste nei più sviluppati paesi capitalisti d’Europa. In altre parole, soltanto sotto l’influenza dell’eredità emancipatrice dei più sviluppati paesi capitalisti, che nella rivoluzione socialista avrebbe avuto la sua piena espressione, la rivoluzione avrebbe potuto assumere il carattere di una rivoluzione socialista nei paesi capitalisti meno sviluppati.

              Partendo dal concetto che aveva Marx di rivoluzione socialista, nella Russia zarista del 1917 non esisteva alcuna delle condizioni storiche per una rivoluzione socialista, ma esistevano invece le condizioni storiche per una rivoluzione civile ed anticoloniale e le condizioni sociali per un’insurrezione operaia e contadina. Nella Russia zarista la crisi esistenziale non si è determinata perchè i rapporti di produzione erano diventati un freno allo sviluppo delle forze produttive, bensì soprattutto a causa della guerra. Le contraddizioni del capitalismo invece di svilupparsi fino al massimo nella crisi economica causata dall’arresto della crescita capitalistica delle forze produttive, si sono sviluppate sulla base della generale crisi sociale causata dalla guerra. La guerra, come forma massimamente distruttiva dello sfruttamento dei lavoratori e dei contadini da parte dei capitalisti, ha acuito il conflitto di classe a tal punto che esso si è trasformato in una guerra di classe. L’uccisione di milioni di lavoratori e contadini, le sconfitte al fronte, la povertà e la morte di massa causata dalla fame, hanno creato una crisi tale da provocare una sollevazione dei contadini e dei lavoratori, diretta dai bolscevichi nel senso di cambiamenti rivoluzionari. Nella Russia zarista, dilaniata dai venti della Prima guerra mondiale, non c’erano condizioni storiche, ma esistenziali, e su questa base c’erano le condizioni politiche per una rivoluzione sociale.

               Non sono stati i bolscevichi a far crollare l’Impero russo. La Rivoluzione d’Ottobre non è stata la causa bensì la conseguenza del crollo dell’Impero russo, così come la Rivoluzione di Monaco di Baviera non è stata la causa del crollo della monarchia tedesca, ma la sua conseguenza. La sconfitta nella guerra contro il Giappone, come anche la Rivoluzione russa del 1905, che i Romanov hanno soffocato nel sangue, hanno preannunciato il crollo dell’Impero russo che si è verificato durante la Prima guerra mondiale ed anche nella Rivoluzione borghese del febbraio del 1917. I bolscevichi non hanno costruito l’Unione Sovietica sulle fondamenta dell’Impero russo, ma sulle sue rovine.

              Dal momento che per Marx il criterio più importante per determinare la legittimità storica di un ordinamento sociale sta nel fatto se esso consenta o meno lo sviluppo delle forze produttive, la Rivoluzione d’Ottobre ha una legittimità storica di prim’ordine. Nella Russia zarista il capitalismo non si è  sviluppo autonomamente. La Russia zarista era una colonia dell’Occidente ed il suo sviluppo economico dipendeva dall’espansione economica dell’Occidente. Il carattere anticoloniale della Rivoluzione d’Ottobre è stato di cruciale importanza poichè ha reso possibile lo sviluppo indipendente dell’URSS  e quindi lo sviluppo dell’istruzione, della scienza, dell’economia, dell’ organizzazione militare e dell’industria … Ha reso possibile che l’Unione Sovietica da arretrato paese agrario divenisse ben presto un paese industriale sviluppato. Basandosi unicamente sulle proprie risorse ed in completo isolamento economico, l’Unione Sovietica 20 anni dopo la Rivoluzione d’Ottobre divenne la prima potenza scientifica e la seconda potenza economica nel mondo. Durante la Seconda guerra mondiale (nonostante la perdita di oltre 25 milioni di persone) è stata la più potente forza militare del mondo, che ha distrutto oltre il 75% del potenziale militare della Germania nazista e ha occupato Berlino.

               Diventando il capitalismo un ordinamento totalitario distruttivo, la Rivoluzione d’Ottobre assume una nuova dimensione. Se lo sviluppo storico dell’umanità viene considerato nel contesto esistenziale, e se si tiene conto che lo sviluppo del capitalismo si basa sulla distruzione della natura e dell’intera razza umana, la Rivoluzione d’Ottobre ha una legittimità storica di prim’ordine. La sua qualità principale è che ha abolito il capitalismo e dunque il dominio coloniale sulla Russia da parte delle potenze capitaliste più sviluppate, e ha impedito così che in Russia, come in altri paesi ove sotto la sua influenza si è verificata la rivoluzione operaia, le contraddizioni del capitalismo in quanto ordinamento ecocida e genocida si sviluppassero completamente, vale a dire ha impedito che il capitalismo in Russia distruggesse l’ambiente naturale e le popolazioni che vi vivevano. Se non ci fosse stata la Rivoluzione d’Ottobre e non fosse stata creata l’Unione Sovietica con le sue potenzialità economiche, scientifiche e militari, i popoli slavi (ed asiatici) avrebbero dovuto affrontare nel secolo XX la stessa sorte che è capitata agli indigeni del Nord America nel XIX secolo.  Il “Drang nach Osten” di Hitler è stato solo una continuazione della marcia genocida dell’Occidente capitalista verso l’Oriente, iniziata nella seconda metà del XIX secolo con la Rivoluzione industriale in Germania e poi con la Prima guerra mondiale, e continuata a seguito dello scoppio della Rivoluzione d’Ottobre. Le truppe interventiste d’Occidente non hanno “difeso” l’Impero russo, ma hanno usato la sollevazione dei bolscevichi come scusa per fare i conti  con il potenziale creativo del popolo russo (in questo contesto con la borghesia russa) al fine di impedire alla Russia di diventare una potenza in grado di contrastare l’Occidente nella lotta per il dominio globale. Infine, gli stati interventisti non cercavano di preservare lo stato russo, ma di dividerlo in protettorati, proprio come hanno fatto in Cina, nel mondo arabo, in Africa, Sud America e nei Balcani. Il rapporto dell’Occidente nei confronti della Russia si basava sul principio dominante del capitalismo monopolistico: “Distruggi la concorrenza!”, vale a dire che era di natura ecocida-genocida. Così è pure oggi. L’Occidente sostiene in Russia solo le forze politiche che cercano di trasformare la Russia in una colonia delle più potenti corporazioni capitalistiche dell’Occidente, quelle che mirano a distruggere il potenziale biologico, creativo e libertario del popolo russo.

             Per quanto riguarda la sua legittimità umanistica, va detto che la Rivoluzione d’Ottobre ha reso possibile l’istruzione gratuita per tutti, il che ha portato alla eliminazione dell’analfabetismo imperante nella Russia zarista che a quei tempi affliggeva oltre l’80% della popolazione; ha portato l’assistenza sanitaria pubblica gratuita; la piena occupazione; la giornata lavorativa di 8 ore e l’umanizzazione delle condizioni di lavoro; la pari valutazione nelle prestazioni lavorative di uomini e donne (cosa che ancora oggi non esiste nei paesi capitalisti più sviluppati); il diritto di voto ed altri diritti politici per le donne; il diritto all’alloggio gratuito… La cosa più importante è che il lavoro minorile – che nella Russia zarista, come anche nell’Occidente, era sfruttato fino a 14 ore al giorno – fu abolito. Durante l’industrializzazione dell’Inghilterra, degli Stati Uniti, della Francia, della Russia zarista e di altri paesi capitalistici, nelle fabbriche e nelle miniere sono morti di esaurimento fisico, di malattie e di fame decine di milioni di bambini. Per quanto riguarda la legittimità umanistica delle rivoluzioni borghesi, i francesi ancora oggi celebrano la Rivoluzione borghese francese benchè in essa il numero di morti sia stato (percentualmente) molto più alto rispetto alla Rivoluzione d’Ottobre, con più di 36.000 membri di famiglie aristocratiche ghigliottinate in pubblico. E cosa dire riguardo alla Prima Guerra Mondiale, provocata dai capitalisti con lo scopo di “superare” la crisi economica del capitalismo, nella quale furono uccisi oltre 20 milioni di lavoratori e contadini ed altrettanti furono feriti, nella quale morirono di fame e di malattie milioni di bambini, e della quale fu diretta conseguenza la “febbre spagnola” che in Europa provocò la morte di oltre 20 milioni di persone? Non è questo un crimine dei capitalisti? Un’altra caratteristica umanistica della Rivoluzione d’Ottobre è stato il fatto che ha tirato fuori il popolo russo dalla carneficina della Prima guerra mondiale ed ha così impedito lo sterminio di milioni di persone.

                Lev Trotzkij, il comandante dell’Armata Rossa, ha pubblicato negli anni trenta del XX secolo il libro “Rivoluzione tradita” dove ha messo in dubbio il carattere socialista dell’Unione Sovietica post-rivoluzionaria per essersi essa allontanata dagli ideali della Rivoluzione d’Ottobre. Trotzkij non mette in dubbio la storicità della Rivoluzione, ma fa i conti con il volontarismo politico dei capi del partito che hanno portato all’alterazione degli ideali e hanno compromesso gli obiettivi della Rivoluzione. La Rivoluzione d’Ottobre ha avuto, secondo Trotzkij, una legittimità storica come rivoluzione socialista poichè è stata una rivoluzione di massa dei lavoratori, mentre nel periodo post-rivoluzionario gli obiettivi della Rivoluzione sarebbero stati distorti dai capi del partito che si sono appropriati del potere conquistato dai lavoratori nella Rivoluzione che è diventato  un potere alienato dai lavoratori. Trotzkij non comprende che la natura della Rivoluzione ha condizionato la natura degli sviluppi post-rivoluzionari. Ciò non significa che non c’erano delle idee politiche alternative, ma solamente che non esistevano delle forze politiche abbastanza potenti da indirizzare il corso degli avvenimenti in un’altra direzione. La rivolta dei lavoratori a Kronštadt (nel febbraio del 1921 NdT) ne è un tipico esempio. Osservando quest’evento attraverso una lente non-storica, certi teorici contrappongono al volontarismo dei capi del partito il romanticismo rivoluzionario e trasformano la classe lavoratrice dell’Unione Sovietica dell’inizio del XX secolo in una forza mitologica che incarnerebbe non solo l’eredità emancipatrice della lotta della classe lavoratrice nei paesi capitalistici più sviluppati dell’Occidente, ma anche gli ideali umanistici portati avanti da Marx come idea-guida per i lavoratori. Da questo punto di vista ideale, gli operai e i contadini essendo in grado di vincere la borghesia (e le forze interventiste d’Occidente) erano anche in grado di creare una società socialista. In realtà, la conquista del potere da parte dei lavoratori è stato soltanto un primo passo verso lo sviluppo della  società socialista che sarebbe dovuta essere  il vero risultato della rivoluzione socialista.

            Il “culto del Partito” e il “culto del Leader”, che furono  creati durante la Rivoluzione, erano possibili perchè non c’erano le condizioni storiche per una vera rivoluzione socialista. Esisteva un partito rivoluzionario, ma non la classe operaia rivoluzionaria. La rivolta dei lavoratori e dei contadini è iniziata dal “basso”, ma la rivoluzione è stata mossa dall’”alto”. Il fanatismo del volontarismo rivoluzionario si basava sugli sforzi umani necessari per superare il divario che divideva un’arretrata Russia zarista dall’Occidente industrialmente sviluppato. Lenin sostiene che “Il socialismo è l’elettrificazione più l’industrializzazione”. La realtà dell’arretrata Russia zarista, devastata dalla Prima guerra mondiale e dalla guerra civile, doveva essere “adeguata” a quelle condizioni storiche necessarie per la creazione (e la sopravvivenza) di una società socialista. Il socialismo nell’Unione Sovietica non è nato al punto culminante dello sviluppo del capitalismo o come frutto dello sviluppo storico ed, in questo contesto, di un generale sviluppo sociale, ma è stato piuttosto un “progetto” politicamente ideato che doveva essere realizzato dal Partito. La leadership del Partito ha ottenuto letteralmente  lo status di “ingegneri sociali” il cui compito era di “costruire il socialismo” nell’Unione Sovietica mentre le masse dei lavoratori divennero il mezzo per portare a termine questo compito. Una delle più importanti tesi politiche di Lenin di quel periodo è stata che  “dal capitalismo si deve ricavare tutto quello che rende  possibile lo sviluppo del socialismo”. La natura meccanicistica di questo modo di pensare mostra la non-storica natura dell’”instaurazione del socialismo” nell’Unione Sovietica. Il volontarismo della leadership del partito, strumentalizzato nella forma dell’apparato statale, fu, prima di tutto, condizionato dal fatto che il capitalismo non era stato sradicato nella Rivoluzione. La lotta contro la restaurazione del capitalismo è stata un punto di riferimento strategico per l’ordinamento dominante fino al suo crollo.

             L’ordinamento dominante nell’Unione Sovietica ha avuto la sua legittimità storica fin quando è stato in grado di sviluppare le forze produttive. Nel momento in cui la proprietà statale è diventata l’ostacolo principale per lo sviluppo economico, esso è diventato un ingombro. Invece di arrivare ad una rivoluzione socialista “correttiva”, in cui i lavoratori avrebbero sottratto il potere alla burocrazia corrotta e quindi assunto direttamente il controllo della produzione e del processo complessivo di riproduzione sociale, quelli che avevano il potere esecutivo effettuarono il colpo di stato che portò alla restaurazione del capitalismo e trasformò l’Unione Sovietica in una colonia dei più potenti paesi capitalisti dell’Occidente. Quello che non è riuscita a fare nemmeno la Germania nazista è riuscita a fare la “borghesia rossa” incorporata nella corrotta ed alienata leadership del Partito comunista: distruggere l’Unione Sovietica. La proprietà privata ristabilita, invece di far crescere le forze produttive, ha portato ad un diffuso saccheggio ed alla rovina economica, scientifica, ecologica e biologica delle ex-repubbliche dell’ URSS. La distruzione dell’URSS e l’”introduzione” del capitalismo senza una opposizione di  massa  da parte della classe lavoratrice è stata possibile perchè, da una parte, la struttura politica dominante era del tutto alienata dai lavoratori ed aveva un potere inattaccabile, e, dall’altra parte, perchè nell’URSS i lavoratori come astratti “cittadini” avevano perso la loro autenticità  di classe e con ciò la possibilità di influire come forza politica organizzata nella vita del paese. Lo smembramento dell’URSS da parte della “borghesia rossa” è stato, infatti, una fatale sconfitta della classe lavoratrice dell’URSS dalla quale tuttora essa non si è ripresa. La distruzione dell’URSS, insieme alla distruzione della Jugoslavia, sono state la fase finale dell’annientamento delle potenzialità emancipatrici dell’ordinamento socialista e la instaurazione di una dittatura capitalista sui lavoratori.

            Nonostante le esigenze sempre più radicali di cambiamento, la crescente crisi esistenziale, creata dal capitalismo, distrugge in modo sempre più drammatico qualsiasi visione umanistica del futuro. Tutti sfoderano una spada, chi per uccidere chi per difendersi. Invece dell’essenza, è l’esistenza che diventa un imperativo incontestabile. Le dominanti corporazioni capitalistiche dell’Occidente hanno portato l’umanità sull’orlo di un abisso, e la lotta per la sopravvivenza si sta conducendo sul bordo di un  baratro. Coloro che sono più deboli cadranno per primi nel vuoto e scompariranno per sempre. Questa è la principale ragione per cui in Russia, nonostante i crimini del regime stalinista, si sta ricreando il “culto di Stalin”. La crisi sempre più profonda dell’Occidente e le sempre più aggressive politiche fondate su di essa, indirizzate ad annientare i miliardi in “surplus” e ad impadronirsi di territori stranieri, hanno fatto sì che in Russia una grande importanza viene attribuita a quei personaggi storici che hanno operato per costruire il suo potere economico, scientifico e militare, e per opporsi all’Occidente. Stalin è un simbolo della vittoria, vale a dire innanzitutto è un simbolo del potenziale esistenziale del popolo russo, e questo è ciò che lo rende popolare. Lo stesso avviene per Lenin. Non solo il carattere sociale (di classe), ma piuttosto la natura anticoloniale della Rivoluzione d’Ottobre e le fondamenta del potere economico, scientifico e militare, che sono posti in essa, sono la base della popolarità di Lenin in Russia e nei paesi che stanno lottando contro l’imperialismo moderno. Quando si glorifica la Russia zarista, si pensa piuttosto alle sue potenzialità costruttive dello stato. In questo contesto un significato di prim’ordine lo ha Pietro il Grande.

Translated from Serbian by Mirjana Jovanović
Italian translation supervisor Andrea Martocchia

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13. новембра 2013. at 20:03 1 коментар

Ljubodrag Simonović: LA MENTE VIVIFICANTE CONTRO L’IRRAZIONALITA’ DISTRUTTIVA

Ljubodrag Simonović
E-mail: comrade@orion.rs

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LA MENTE VIVIFICANTE CONTRO
L’IRRAZIONALITA’ DISTRUTTIVA

             Nel diventare un ordinamento totalitario distruttivo, il capitalismo ha messo in discussione il modo moderno di pensare basato sull’apriorismo esistenziale e sulla corrispondente  idea di progresso. In questo contesto, vengono messi in discussione l’umanesimo che ha un carattere essenziale e la critica del capitalismo che parte da criteri essenziali. Distruggendo in modo sempre più intensivo la vita sulla Terra, il capitalismo ha abolito il relativismo ontologico che si fonda sulla certezza esistenziale. Ciò che veramente esiste, viene determinato dall’annientamento capitalistico della vita che ha carattere totalitario. Niente  è più non-essere, il che significa nullità essenziale, ma una  completa  e definitiva sparizione dell’umanità.

            E’ necessario sviluppare un modo di pensare tale che renda possibile capire in maniera esatta la dominante tendenza dello sviluppo globale e che, sulla base dell’eredità umanistica, instauri un vasto movimento sociale che potrà impedire la distruzione del mondo. Dal punto di vista storico la mente ha acquisito l’autocoscienza dalla lotta dell’uomo per la libertà. Considerando che il capitalismo in modo sempre più drammatico minaccia la sopravvivenza del mondo vivente, la mente contemporanea può acquisire l’ autocoscienza dalla lotta del genere umano per la sopravvivenza. La critica al capitalismo basata sul relativismo essenziale deve essere sostituita dalla critica che parte dalle provocazioni esistenziali del capitalismo imposte al genere umano. Al posto della dominante irrazionalità distruttiva, che porta alla totale annichilazione, deve essere affermata una mente vivificante capace di creare un mondo umano.

            La pratica vivificante come principio universale e totalizzante deve essere il punto di partenza nella lotta contro il capitalismo. Essa acquisisce un concreto significato storico nei confronti del capitalismo come ordinamento totalitario distruttivo e sulla base delle potenzialità vivificanti della natura e dell’essere umano. Pratica vivificante significa ravvivare le potenzialità vivificanti della materia, della natura vivente, dell’uomo, della storia, della società umana… Il risultato più importante della pratica vivificante deve essere la società come comunità di persone libere e creative, e la natura come totalità elaborata e vivificante. Il capitalismo non dà vita, bensì distrugge le potenzialità vivificanti della materia, della natura vivente, della storia… Esso ha strumentalizzato e degenerato le potenzialità vivificanti dell’essere umano: esse servono per creare un “mondo tecnico” nel quale non c’è posto né per la natura né per l’uomo.

            La pratica vivificante umana implica la libertà, il che significa superamento della pura naturalezza mediante un attivo e variato rapporto verso la natura e mediante la creazione di un mondo nuovo. Le specifiche potenzialità vivificanti dell’uomo quale più alta forma nell’evoluzione della natura rappresentano un legame tra la natura e l’uomo e sono la base dell’evoluzione dell’uomo in quanto essere naturale peculiare. Trattasi della trasformazione dell’uomo da puro essere naturale in essere libertario. Mediante una elaborata pratica vivificante, l’essere umano si trasforma da essere generico in un essere vivificante emancipato che non riproduce solo la sua capacità vivificante, come succede nel mondo animale, ma plasma il proprio mondo. In questo senso, si deve fare differenza tra la pratica vivificante come creazione di pura vita e la pratica vivificante come creazione di un mondo umano. In altre parole, si deve fare la differenza tra il principio naturalistico di vitalizzazione e quello storico: l’essenza del principio naturalistico di vitalizzazione è il determinismo; l’essenza del principio storico di vitalizzazione è la libertà.

              Le potenzialità vivificanti dell’uomo come essere naturale e umano possono essere realizzate nella natura solo in quanto insieme vivificante.  Il rapporto attivo dell’essere umano verso la natura offre la possibilità di superare la pura naturalezza se ciò implica la preservazione e lo sviluppo delle forze vivificanti della natura. Il principio vivificante è il cordone ombelicale che unisce l’essere umano alla natura trasformandoli in un insieme vivificante. La natura vivente non è mera materia, ma una materia formata mediante il processo vivificante dell’evoluzione, ed in questo senso è una materia specifica, e come tale è la base del mondo umano come universo specifico. Essa è organizzata come un tuttoorganico che sviluppa forme di vita superiori, il che significa che è caratterizzata da un attivismo vivificante. L’essere umano è la più alta forma vivificante nell’evoluzione della materia vivente mediante la quale la natura è diventata auto-consapevole e vivificante insieme. La pratica libertaria e creativa dell’uomo è quel potere che dà alla materia una dimensione storica, il che vuol dire che mediante essa un insensato movimento meccanico diventa un sensato movimento storico. L’ universale e creativo essere dell’uomo, che ha illimitate potenzialità auto-riproduttive rappresenta la base del principio vivificante umano. Ogni atto creativo apre nell’uomo un nuovo spazio creativo e così ad infinitum. Il diventare dell’uomo un essere storico auto-consapevole, vale a dire un essere del futuro, rappresenta il risultato più importante della realizzazione delle potenzialità vivificanti della natura, e la capacità di plasmare il futuro rappresenta la più autentica espressione della forza vivificante della società umana.

             Il capitalismo in quanto ordinamento totalitario distruttivo non annichilisce soltanto la storia, ma anche l’evoluzione degli esseri viventi, il che innanzitutto vuol dire l’evoluzione dell’essere umano come forma più sviluppata della vita sulla Terra. Si tratta di una mutazione capitalisticamente condizionata dell’uomo che lo riduce alla sua degenerazione come essere naturale, creativo e sociale. Il capitalismo annienta le potenzialità vivificanti dell’essere umano condizionate dalla natura e dalla storia, lo riduce ad una materia tecnicamente organizzata, e riduce la società umana ad un formicaio meccanico.  In questo modo, vengono degenerate ed annientate le potenzialità vivificanti della materia vivente accumulate nel gene umano nel corso di più di tre miliardi di anni di evoluzione del mondo vivente, come anche le capacità creative dell’essere umano che sono il prodotto dello sviluppo storico e che possono realizzarsi soltanto dentro una società come comunità naturale umanizzata. In essenza, il capitalismo svaluta e abolisce l’uomo come essere umano e naturale. La tesi sempre più diffusa secondo cui “l’umanità tradizionale” sarebbe superata e che debba svilupparsi la razza dei cyborgs indica che l’uomo come essere umano e naturale è diventato un ostacolo per il capitalismo, e come tale inutile.

             Il ponte che l’essere umano ha costruito durante la sua esistenza storica, che lo porta verso il futuro, ha già cominciato a crollare. Il meccanismo capitalistico di propaganda cerca di impedire all’essere umano di diventare consapevole di questo processo. Ancora peggio, la vita degenerata in modo capitalistico plasma una coscienza di tipo tale da impedire agli esseri umani di capire la natura del pericolo che sovrasta l’umanità. Il capitalismo impone un modo di pensare che non permette all’uomo di cercare risposte a domande che sono di vitale importanza per la sua sopravvivenza e libertà. Allo stesso tempo, il crollo economico del capitalismo, che direttamente espone a pericolo la vita di un sempre più alto numero di esseri umani, marginalizza domande dalle quali dipende l’esistenza dell’umanità e relativizza la loro drammaticità. Che importanza ha la distruzione di boschi e lo sciogliersi di ghiacciai per un uomo che con la sua famiglia sta morendo in povertà? La cosa più fatale è che la sfida esistenziale imposta dal capitalismo all’umanità sta in totale contraddizione con la natura dell’uomo plasmato dal capitalismo. Costui è un piccolo borghese che non sente alcuna responsabilità per l’esistenza del mondo e per il quale la questione della sopravvivenza dell’umanità si riduce alla questione della sopravvivenza personale. La reazione spontanea del piccolo borghese atomizzato alla sempre più reale possibilità di una distruzione globale non è di prevenire la distruzione del mondo, ma di trovare rifugio per sé stesso. Questo a maggior ragione in quanto la preservazione del ponte rappresenta una sfida che supera di gran lunga forze individuali umane e l’uomo come individuo solitario si sente inerme davanti all’imminente cataclisma. Il compito più importante della mente vivificante è quello di indicare l’importanza esistenziale della socialità e di contribuire in questo modo ad accrescere il bisogno dell’essere umano per il suo prossimo. Senza una emancipata e combattiva socialità l’essere umano è condannato ad una solitaria disperazione che lo porta alla morte.

Translated from Serbian by Mirjana Jovanović
Italian translation supervisor Andrea Martocchia>

12. новембра 2013. at 19:53

Ljubodrag Duci Simonović: „ALIENAZIONE“ E DISTRUZIONE

Ljubodrag Duci Simonović
E-mail: comrade@orion.rs
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„ALIENAZIONE“ E DISTRUZIONE

               Quello di „alienazione“ è un concetto di base su cui si fonda la critica di Marx al capitalismo, e „dis-alienazione“ è una idea-chiave su cui si basano l’intenzione libertaria della sua critica al capitalismo e la sua visione del futuro. Il divenire del capitalismo un ordinamento totalitario di distruzione ha reso il concetto marxiano  di „alienazione“ insufficiente ad offrire la possibilità per la individuazione di un punto di partenza adeguato per una critica del capitalismo. La contemporanea alienazione dell’essere umano non ha soltanto un carattere disumano, ma anche un carattere distruttivo. Essa implica la distruzione della natura come generatrice di vita nel suo complesso, dell’uomo come essere umano e biologico, e dell’eredità emancipatrice delle culture nazionali e della società civile, cioè della mente visionaria e dell’idea di novum. Con l’annientamento della coscienza culturale e libertaria, viene distrutta la possibilità per l’essere umano di diventare consapevole della propria alienazione e di mettere in atto un allontanamento dal capitalismo critico e creatore di cambiamento.

               Quando il capitalismo è diventato un ordinamento totalitario di distruzione, non solo la proprietà privata, il lavoro e il mercato, ma anche la vita stessa sono diventate un mezzo per l’alienazione dell’uomo dal suo essere naturale e umano. A differenza delle precedenti classi dominanti, la borghesia tende ad includere  i ceti lavorativi  non solo nella propria sfera di valori, ma anche in quella della sua vita. Il lavoratore non è solo un produttore, ma anche un consumatore di merci e, come tale, un creatore del mercato, e cioè uno strumento per la soluzione della crisi di sovrapproduzione. Le distruttive pratiche consumistiche sono diventate l’aspetto dominante dell’attività vitale dell’essere umano ed il modo principale per intrappolare il lavoratore nell’orbita esistenziale del capitalismo e dei suoi valori. Lo stile di vita capitalistico (la „società dei consumi“) diventa un potere totalizzante che non risparmia nessuno e dal quale nessuno può sfuggire. La commercializzazione della vita è la peggior forma di totalitarismo che sia mai stata sviluppata nel corso della storia umana perché subordina completamente la natura, la società e l’essere umano alla macchina distruttiva della riproduzione capitalistica. La sua essenza è codificata nella massima mostruosa „Il denaro non puzza!“ che, allo stesso tempo, esprime l’essenza della barbarie capitalistica ecocida.

               In Marx, l’umanità – quindi in primo luogo la libertà e la creatività – rappresenta la più importante qualità dell’essere umano, la qualità verso la quale viene applicato il concetto di „alienazione“. Essa è possibile poiché un uomo, nella sua essenza, è un essere umano: l’uomo può diventare inumano proprio perché è un uomo. Secondo Marx, anche se il sentimento umano può essere soppresso e degenerato, esso non può essere annientato. Malgrado la manipolazione e la repressione, detto con le parole di Goethe: „un uomo buono nel suo impulso indistinto è del tutto consapevole del suo retto cammino“. (Goethe: „… ein guter Mensch in seinem dunklen Drange ist sich des rechten Weges wohl bewusst…“) Il concetto di „alienazione“ dell’essere umano si manifesta in relazione alla possibilità di una sua „disalienazione“, il che significa che, nonostante la totalizzazione capitalistica della vita, il capitalismo  non può riuscire a cancellare nell’uomo il sentimento umano, così che  questo, in un opportuno momento storico (una crisi economica del capitalismo), si può manifestare sotto forma di coscienza ed esperienza rivoluzionarie. La „dis-alienazione“ rappresenta un principio universale ed implica la liberazione dell’essere umano dal ruolo disumano che il capitalismo gli impone. E ‘di fondamentale importanza che l’idea di Marx di „alienazione“ si riferisce al fatto che l’uomo sotto il capitalismo diviene alienato dalla propria umanità in quanto viene alienato dal suo autentico potenziale umano, vale a dire, alienato da ciò che egli come essere creativo universale può diventare. Ogni uomo porta dentro di sé un illimitato potenziale di umanità – questo è il più importante messaggio umanistico di Marx e rappresenta la base della sua visione del futuro. Quanto al capitalista, egli, essendo un capitalista, non può diventare un essere umano a meno che, come uomo, non si emancipi dal capitalismo, innanzitutto assicurando la propria esistenza per mezzo del proprio lavoro. L’eliminazione delle differenze di classe e dei rapporti di classe non significa solo il ripristino del lavoratore quale autentico essere umano, ma anche il ritorno del capitalista al proprio stato di uomo. La rivoluzione socialista, per mezzo della quale ha luogo l’eliminazione la società divisa in classi basata sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, priva anche i capitalisti della loro disumanità: i capitalisti non esistono senza il capitalismo. Obiettivo della rivoluzione socialista non è quello di sterminare i capitalisti, ma di porre fine alla società di classe e di creare relazioni sociali tali da rendere per ogni uomo possibile la realizzazione, insieme con gli altri, delle sue autentiche capacità umane.

           Alla luce della tendenza prevalente nello  sviluppo del capitalismo, invece del concetto marxiano  di „alienazione“, l’idea di distruzione dovrebbe diventare il punto di partenza nella critica del capitalismo. Quest’idea offre l’opportunità di percepire la più significativa e, per l’umanità e il mondo vivente, la più rovinosa potenzialità del capitalismo. Il concetto di distruzione non si limita a definire lo status dell’uomo sotto il capitalismo e il suo rapporto con la natura intesa come oggetto di lavoro e come „corpo inorganico“ (Marx) dell’uomo, ma descrive anche la relazione del capitalismo verso il mondo vivente, vale a dire verso la natura come un tutto ecologico e, in tale contesto, verso l’uomo come essere biologico e umano. Il capitalismo non solo aliena il mondo naturale dall’essere umano ma, distruggendola, trasforma la natura in nemico mortale dell’uomo. Non è l’alienazione, ma la distruttività del lavoro che è dominante nel capitalismo; non è la manipolazione ma l’obliterazione della natura, non la soppressione della natura erotica dell’essere umano e il deterioramento dei suoi sensi, ma la degenerazione umana e biologica (genetica) dell’essere umano; non solo il far apparire l’uomo insano di mente ma lo svuotamento della sua mente … Nel diventare sempre più un ordinamento totalitario di distruzione, il capitalismo annulla ogni possibilità di conflitto tra l’umano e l’inumano distruggendo l’umano ed eliminando così la possibilità di alienazione: quanto meno l’uomo rimane uomo, tanto minore è la possibilità di una sua alienazione da sé stesso in quanto essere umano.

              Lo sviluppo del capitalismo come ordinamento totalitario di distruzione pone la domanda: può il capitalismo degenerare l’uomo così da eliminare tutte lesue caratteristiche umane?  Considerata la follia distruttiva prevalentemente nei paesi capitalisti più sviluppati, non è irragionevole concludere che il capitalismo ha superato i limiti antropologici immaginati da Marx con il suo concetto di „alienazione“: che sarebbe riuscito solamente a degenerare l’essere umano a tal punto che i suoi „bisogni“ distruttivi si sarebbero trasformati nel potere che lo motiva e dà senso alla sua vita. Non si tratta solo dell’alienazione dell’uomo dalla sua essenza umana, ma della sua degenerazione in quanto essere umano e biologico. Il capitalismo non solo disumanizza l’uomo, ma altresì lo snatura, lo priva delle caratteristiche proprie degli esseri viventi. Il capitalismo costringe l’uomo non solo ad agire come una parte meccanica del processo di lavoro industriale, distorcendolo così fisiologicamente, come sostiene Marx, ma lo deforma anche geneticamente e lo mutila in quanto essere vivente. Si tratta di una mutazione capitalisticamente prodotta dell’uomo da essere naturale e culturale a meccanismo lavorativo-distruttivo (consumistico). La „reificazione“ dell’uomo da parte del mercato capitalistico è stata anche seguita dalla sua trasformazione da lavoratore e consumatore, a complice nella distruzione del mondo. La distruzione è diventata un autentico bisogno dell’essere umano capitalisticamente degenerato.

                  La vita basata sul totalitarismo capitalista distruttivo è diventata la causa della degenerazione fisica e mentale tra le persone. La „società dei consumi“ costringe l’essere umano ad adattarsi all’ordinamento dominante attraverso la distruttiva attività consumistica, che „risolve“ la crisi di sovrapproduzione con una sempre più intensiva distruzione di merci (dinamica di distruzione), liberando così nuovi spazi nel mercato. Ciò condiziona nella maniera più immediata lo stile di vita, la mentalità e l’orizzonte di valori del (piccolo) borghese contemporaneo. La differenza tra il capitalismo „classico“ e quello contemporaneo sta nel fatto che il capitalismo contemporaneo sfigura e degenera le persone non solo riducendo ogni necessità umana alla „necessità di possedere“ (Marx), ma anche alla necessità di distruggere. „Possedere“ implica il possesso permanente e l’utilizzo del patrimonio. La durabilità, che un tempo rappresentava la più alta qualità delle merci, in una „società dei consumi“ diventa il più grande ostacolo alla rinnovata richiesta del mercato e alla crescita del capitale. I beni (le merci) non sono più un feticcio, come sostiene Marx, ma è la distruzione, in sé, che è divenuta il feticcio. Il capitalismo trasforma l’energia creatrice di vita (erotica) dell’essere umano in una macchina per la distruzione. In questo modo si distrugge l’ autentica socialità e si crea la socialità distruttiva. Distruggere la più grande quantità di merci nel più breve tempo è diventato l’obiettivo finale per il fanatico capitalista contemporaneo. Durante le vendite di Capodanno 2011, in un centro commerciale a Londra è apparso lo slogan: „Acquisto, dunque esisto“. Questa grottesca parafrasi della massima di Cartesio, cogito ergo sum, indica in modo inequivocabile il carattere della degenerazione capitalistica contemporanea dell’uomo. Il risultato finale e più rovinoso dello sviluppo della „società dei consumi“ è la distruzione dell’essere umano quale essere razionale e la trasformazione della comunità umana in una folla di fanatici distruttori capitalisti.

             Marx sottolinea che il capitalismo sviluppa bisogni umani universali, e nei Manoscritti economico-filosofici egli sostiene che il capitalismo riduce tutto il bisogno umano al bisogno di possedere: „La proprietà privata ci ha reso così ottusi e unidimensionali che un oggetto diventa nostro solo quando noi lo possediamo, cioè solo quando esiste come un bene per noi o quando è posseduto direttamente, mangiato, bevuto, portato, abitato, ecc, da noi, in una parola, usato. Ma la proprietà privata stessa vede queste realizzazioni dirette di possesso semplicemente come mezzi per vivere, ma la vita per la quale dovrebbero essere strumentali è una vita di proprietà privata, lavoro e capitalizzazione“ (…)“Tutte le sensazioni fisiche e spirituali o sentimenti sono sostituite dall’alienazione di tutti quei sentimenti in sentimento di possesso. L’essere umano doveva essere ridotto a questa povertà assoluta al fine di generare una ricchezza interiore all’interno di sé stesso …“ Che cosa è questa “ricchezza interiore“ che l’essere umano „estrae da sé“ quando il capitalismo lo riduce alla „povertà assoluta“? Questo gioco di parole, basato sull’ottimismo libertario  per cui l’umanità diventa un’astrazione, nasconde la verità che il capitalismo può degenerare l’essere umano a tal punto che egli perde la sua umanità, una qualità senza la quale egli non avrà bisogno di giustizia e di libertà e, perciò, non lotterà per un mondo giusto e libero. Marx, tuttavia, avrebbe potuto sviluppare la sua critica fino alle estreme conseguenze, disponendo i problemi in modo tale da concludere che il capitalismo degenera completamente l’essere umano, e quindi elimina qualsiasi possibilità di dis-alienazione, perfino la possibilità stessa che l’essere umano possa creare un nuovo mondo. In questo modo, il limite antropologico sarebbe stato superato e quindi la disposizione a lottare contro il capitalismo sarebbe senza senso. Secondo Marx, malgrado il fatto che l’uomo è alienato da sé stesso, nel profondo del suo essere la fiamma dell’ umanità continua a bruciare e divamperà e pervaderà il mondo intero con la sua brillantezza ed il suo calore incoraggiato dalla lotta comune contro il capitalismo e per un mondo umano. Indiscutibilmente la visione del futuro dovrebbe essere basata sulla fede nell’essere umano, ma anche sulla  consapevolezza che il capitalismo è in grado di distruggere il sentimento umano nell’uomo.

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11. новембра 2013. at 19:03

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